
possibile che uno nel 2009 debba ancora star qui a leggere di queste posizioni del cazzo a proposito della shoa? possibile che ci sia ancora tutta questa genuflessione alla chiesa? possibile che diventi obbligatorio cambiare la tv, comprare il digitale, etc etc? possibile che l'unico argomento sia la protesi di una demente? possibile che passi che l'unico modo per suonare, ballare, cantare sia passare da xfactor o amici? possibile che quando si parla di stupri la prima cosa che uno pensa è ammazziamo gli stranieri? e poi mi vengono a dire di avere fiducia nel futuro...ma vaffanculo.
ieri sera assistevo ad una trasmissione sulla Televisione svizzera dedicato alla votazione del 8 febbraio a proposito degli accordi bilaterali, in pratica gli svizzeri decideranno se rinnovare l'accordo di libera circolazione delle persone con l'Unione europea e se estenderlo alla Romania e alla Bulgaria - i due nuovi Stati membri dell'UE, insomma sul mantenimento dei primi accordi bilaterali adottati dal popolo nel maggio 2000 e giuridicamente vincolati all'accordo di libera circolazione. In altre parole, dovremo decidere se proseguire la nostra collaborazione con l'Unione europea nell'ambito dei trasporti terrestri e aerei, degli appalti pubblici, dell'agricoltura, della formazione e della ricerca e dell'abolizione degli ostacoli tecnici al commercio. mi sono fatto delle gran belle risate, uno ad ascoltare quello che pensano di noi italiani, da farci quattro risate e della loro ipocrisia gigantesca. il discorso è troppo lungo, complesso, a ma è incredile come questo staterello che ha scelto la neutralità soprattutto per farsi i cazzi propri e guadagnare da tutte le situazioni, fa il duro e il puro, quando senza il resto del mondo sarebbe ancora la svizzera di emigranti che era fino a qualche decennio fa. la crisi è arrivata anche in svizzera e hanno un cappio alla gola che sta scendendo piano piano sul loro futuro. non dico che mi dispiaccia se la svizzera vada allo scatafascio. devo dire che qualche risata mi salirebbe da dentro. 
la lettura salva nei momenti neri. la difficoltà di un lavoro possibile. le malattie che colpiscono le persone intorno. e vorresti sorridere ma il tuo pensiero vola sempre in quella direzione. ci sono buone notizie che arrivano la sera, le leggi, le tieni per te, le condividi con le poche persone che ti senti vicino. un sorriso. un abbraccio. vero. e spesso anche quelli virtuali possono essere verissimi. uno "speriamo". e tutto intorno le bombe. la guerra. il cono d'ombra. e guardi la tv e assisti allo spettacolino di santoro. la questione palestinese è un argomento ostico, la trasmissione dava finalmente in prima serata uno sguardo diverso, immagini che in prima serata non si vedono, in una televisione totalmente filtrata, supina delle posizioni di disinteresse e di condanna e poi t'accorgi che tutta la trasmissione è anche montata ad uso e consumo del personaggio santoro, che non ho mai sopportato e mai sopporterò. diventa lui il protagonista in contrapposizione all'altra insopportabile dell'annunziata. è lui/loro che contano. simili in tutto e per tutto ai personaggi di amici, grande fratello, x factor, la talpa e ancora una volta siamo qui a parlare di questi personaggi, io compreso, delle loro sfuriate, dei loro lamenti da cilicio nel cervello. e basta, non se ne può più. davvero. spegnere la tv è l'unica soluzione. gettatela dal balcone e fine del discorso.



la neve non si scioglie. resta durissima. inflessibile. è strano vedere delle ruspe forzare il duro strato ammassatosi sui marciapiedi e ai bordi delle strade. da l'impressione della natura che in ogni istante potrebbe spazzarti via e sommergerti. tutti a gridare all'allarme. al pericolo. lo so bene. so tutto. comprendo tutto. ma è incredibile vedere come nessuno più, nei piccoli paesi, sia in grado di andare a scuola da solo, a piedi, senza i genitori. pericoli, dicono. io sono sempre andato a scuola a piedi e quando dovetti andare al liceo fare un gran bel pezzo a piedi per raggiungere la stazione. adesso tutti in macchina. pericoli, ce ne sono sempre stati. eccome. eppure. una civiltà sempre più tecnologia, schiava di questo pc, dell'auto, dell'ipod, che non sa più arrangiarsi. e se per un giorno non può fare la spesa, impazzisce. robe da non crederci. 


se vi va di spendere qualche soldino, leggere e ascoltare qualcosa, qui sotto ci sono delle piccole proposte. i tre oggetti velenosi che vedete, Mauve, Dirty Sanchez e il mio libro, costano tutti 10 euro, più 2 euro di spedizione+simpatiche sorprese.


"Ci vuole coraggio. Ci vuole coraggio a morire in maniera rocambolesca"

Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz: Machi di carta (Stampa Alternativa, 2003),
...gli eventi di questi giorni a Gaza e in tutto il Medio Oriente mi hanno spinto ad inserire questa foto di soldati della Prima Guerra Mondiale. il primo da sinistra è il mio nonno materno. da quella guerra, che ancora oggi molti difendono come guerra giusta, come guerra per difendersi dagli invasori, come guerra per l'italia, etc etc, e che non fu altro che una guerra. una guerra. una guerra d'espansione. una guerra., insomma, da quella guerra mio nonno tornò distrutto, nell'animo, nel cuore. non l'ho mai conosciuto, è morto nel 1958, ma quando ero piccolo, alcuni vecchi mi raccontavano che aveva perso molta della sua ironia, della sua voglia di scherzare, diventò silenzioso. pensate che poi durante la seconda guerra, finì pure in Germania. una vita d'inferno. ecco, oggi carro armati, entrano a Gaza, sparano su tutto e tutti. nell'indifferenza reale. percepita. perchè ieri la seconda notizia dei tg erano i saldi. i saldi, capite. che altro dire? ricordo ancora qualche falco che diceva alcuni anni fa che la guerra in irak avrebbe risolto tutto in Medio Oriente. qualcuno ci credette. ecco i frutti. in quella zona, c'è un ragazzo, Vittorio Arrigoni, che scrive sul Manifesto, che viene dal paese accanto al mio. mia sorella lo conosce. chissà cosa pensano di lui a casa? nei paesi. e penso anche a mia sorella, che è in Egitto, per lavoro. e che da anni mi racconta di quei paesi, dei bambini, delle contraddizioni. dei turisti che arrivano pur con le bombe e non sanno nulla. in egitto manca il pane e negli alberghi degli occidentali si spreca di tutto. sono fantastiche le foto insieme a quelle donne egiziane che le offrono il thè, ai bambini che le tirano i capelli, ai ragazzi che si innamorano dei suoi capelli biondi. tutto qui. una tragedia. un buco nero che inghiotte ogni cosa.
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